giovedì 23 aprile 2015

CAMBIO E-MAIL

Per chi avesse cercato di contattarmi negli ultimi 2 mesi, è cambiata la mia e-mail.

lunedì 23 febbraio 2015

DEDICATO ALLE ASSOCIAZIONE PRO VITA CHE NON COMPRENDONO LA DECISIONE DI EVITARE UNA NON VITA

Buongiorno, grazie per aver fatto un sito che parla di questo argomento, può essere un valido sostegno in una società contraddittoria, spesso ipocrita e pronta a colpire le fragilità altrui. Io ho interrotto la mia gravidanza in luglio 2014, alla 14+4 sett. Dopo la diagnosi di trisomia 21 sono caduta in una sensazione di terrore e la mia volontà di interrompere è risalita a galla chiara e forte senza alcun dubbio. Avevo 40 anni, ed era la mia prima gravidanza. Sono di origini calabresi, ma vivo da 8 anni in Veneto. Ho avuto un trascorso di vita molto travagliato intercorso da pochi periodi di serenità e felicità ritrovata con il mio compagno col quale sto assieme da tre anni.Una gravidanza serena poteva significare tantissimo per noi, la realizzazione di un desiderio vero e profondo. Non ce la siamo sentita proprio di andare avanti consapevoli che già in partenza avremmo messo al mondo un bambino con problemi di salute e ritardo mentale. La gente non può capire, e le associazioni pro vita mi danno solo fastidio perché non hanno nessun diritto di giudicare la vita di una coppia le loro risorse, le loro sensazioni, le loro coscienze e le loro idee di vita e non vita....a tutto questo è legato una vita che si sta formando ma che non è affatto autonoma dal corpo e soprattutto dall'animo della donna. Della mia interruzione di gravidanza ne sono a conoscenza solo i familiari, perché non oso offrire il tallone d'Achille a chi non può capire perché non ne può essere in grado. L'interruzione è avvenuta presso la Clinica ginecologica di Padova, la maggior parte di medici e infermieri sono stati cortesi e comprensivi, altre infermiere invece dure e scortesi. Ma mi aspettavo anche peggio vista la ritrosia di molti ambienti ospedalieri verso questo argomento. Ho superato quel periodo ma la cicatrice rimarrà sempre. Ciao, ancora grazie per il blog

A BUSTO ARSIZIO PERSONALE DOTATO DI MOLTA SENSIBILITA'

Daniela Lamperti 17 gennaio. Salve a tutti, sono appena stata accettata nel vostro gruppo (CONTROL'OMISSIONE DI SOCCORSO MEDICO/PSICOLOGICO PER L'ABORTO TERAPEUTICO E NON - Facebook ndr) e volevo farvi partecipi brevemente della mia esperienza. Lunedi scorso ho purtroppo dovuto affrontare l'esperienza dolorosissima di un aborto terapeutico alla 17 settimana e ,tralasciando l'aspetto psicologico devastante, ho trovato nei sanitari dell'ospedale di Busto Arsizio molta sensibilità e partecipazione e rispetto del mio dolore. Leggendo dei post atroci sui trattamenti riservati a chi interrompe per vari motivi una gravidanza volevo riportare la mia esperienza diciamo positiva per quanto riguarda le figure ospedaliere; in un mondo sommerso dove gli obiettori ormai spadroneggiano io ho fortunatamente trovato sensibilità ma proprio in tutte le figure, dai medici alle ostetriche agli infermieri, quindi mi sento di consigliare questo ospedale. Grazie dell'attenzione.

martedì 27 gennaio 2015

UDI TERRITORIALE, SEDE DI PORTICI (NA), VENERDI' 6 FEBBRAIO 2015

RASCHIAMENTO SENZA ANESTESIA A BENEVENTO

"Ho 40 anni e a settembre ho capito di essere incinta, lo abbiamo accettato con grande gioia. Della ecografia del terzo mese è iniziato il calvario, la t.n. aumentata e indizi di malformazioni in rene e cuore. Dovevo fare per forza l'amniocentesi, impossibile farla prima della 16ma settimana. Col dubbio ho aspettato un mese, fino a che dall'analisi preliminare è risultato la trisomia 21. Dallo stesso ospedale mi hanno indirizzato all'ospedale di Benevento per consulto genetico. Quando ero più giovane ho studiato all'Università corsi di genetica, ho realizzato la tecnica di amplificatori del DNA con PCR, in diagnosi di bambini malati. Mai pensato che un giorno sarei stata io l'altro lato della medaglia. Ho avuto due settimane per pensare, se portare al mondo un bambino Down, certamente, sarebbe potuto nascere, ma a quale conseguenza. Una morte prematura nei primi anni di vita, con chi potrebbero restare miei due piccoli, solo io sto tutto il giorno con loro. Miei genitori non avrebbero mai potuto venire in Italia a vivere, siamo due culture diverse. Mi mancano tanto. Mio marito ha lasciato a me la decisione, e io ho optato per la IVG. Ho fatto la consulenza psichiatra alla 12 e alla 13 mi hanno ricoverato, non avevo portato niente, mi diedero un camice verde e iniziarono con le candelette, mio marito è andato a casa a prendere qualcosa, ero impreparata allo strazio di quella notte. Ero a fianco a un'altra donna che aveva iniziato l' IVG poche ore prima, alla 17ma settimana, io alla 18ma. Mio marito è rimasto con me, fino all'orario di visita, lo vedevo notevolmente turbato, mi ha abbracciato ed è andato via. Stavamo nel reparto maternità, io ho iniziato con febbre e diarrea, durante la notte sono andata in bagno almeno 10 volte. Con due parti cesari, non aveva mai sentito le contrazioni. La donna accanto ha rotto le acque alle 23, io sono uscita in cerca di aiuto, l'hanno portata subito in sala operatoria, è arrivata mezza ora dopo, raccontando che aveva sentito tutto senza anestesia, dolore mai visto. Io ho aspettato tutta la notte, ma ma appena le mie grida si sono fatte strazianti, è venuta l'ausiliare due volte, mi hanno messo la flebo, ho rimesso un liquido giallo, l'ostetrica ha detto che mancava poco, ma mai nessuno mi ha dato una mano. Verso le 6 di mattina, ho rotto le acque, ma non avevo la forza per chiamare, ero sfinita, la donna acanto ha chiamato e mi hanno portato in sala operatoria, il bimbo è uscito facilmente, ho avuto pochi secondi per dirgli addio, mamma e papà ti volevano bene, ma non potevamo portarti al mondo per farti soffrire. Mi hanno tolto la placenta senza anestesia, hanno pulito con qualcosa che mi ha fatto male, ma in comparazione alle contrazioni non è stato niente. Posso dire che hanno fatto molto presto, nessuno mi ha detto niente non ho sentito nessun obiettore di coscienza, il personale ci ha trattato con rispetto, pero ci meritavamo qualcuno a fianco, io no so come non sono svenuta in bagno. Hanno seguito la prassi, ma a me è mancato lo stesso un po di umanità, me è mancata mia madre, lei è la l'unica a capire, è stato l'unica a dire che la mia decisione era corretta. Adesso sono a casa, miei figli mi danno la forza di andare avanti, spero che il mio matrimonio non affondi nella pena, che Natale più brutto. No auguro, a nessun essere umano di dover prendere una tale decisione, comunque vada è sempre brutta. Scusami se ho scaricato la mia pena, i miei rimpianti, ma a volte è troppo, la sera è dura da superare." Testimonianza pervenutami per e-mail, all'inizio di dicembre 2014